Mi ricordo 17 anni fa, era il 2000: eravamo io, un Nokia 3310 e il Game Boy.

Mi ricordo Snake e il trucchetto per non fare allungare il serpente a ogni mangiata. Potevi giocarci per ore, senza che la batteria diminuisse fino a lasciarti a piedi.

Mi ricordo che la console portatile si chiamava Game Boy, io personalmente avevo la cassettina di Pokémon Blu, Tetris e il leggendario Super Mario.

Lo smartphone si chiamava ancora cellulare, il massimo che si potesse avere per quei tempi. Non avevi la possibilità di scaricare alcuna app, ma avevi tutto quello di cui avevi bisogno: rubrica, messaggi, agenda, orologio e giochi. Forse mancava la fotocamera, ma avevi la possibilità di comporre la tua suoneria, rigorosamente monofonica.

Non esistevano WhatsApp, Messenger, Snapchat o Instagram.

Le tue comunicazioni dovevano rientrare nei 160 caratteri a disposizione per inviare un solo sms.

Quando non sapevo una cosa, interrogavo l’enciclopedia, non Google.

16 anni dopo era l’estate 2016, perché la matematica non inganna mai.

Vacanze nordiche per staccare dalla frenesia di tutti i giorni - mi dico - poi trovo tutti a giocare a Pokémon Go al Vigeland Park di Oslo.

Nessuno aveva più il buon vecchio Game Boy, tutti chini con i loro smartphone e una batteria portatile rigorosamente carica per paura che quella del loro telefono si scaricasse troppo in fretta. Quando si spegne, lo smartphone è morto. O siamo noi “morti” perché non abbiamo più in possesso lo strumento per entrare in contatto con il resto dell’universo?

Lo sviluppo tecnologico avvenuto in 17 anni ha cambiato radicalmente il modo di approcciare la vita: se voglio sapere una cosa la “Googlo”, se penso che il mio amico sostenga una tesi non giusta, cerco su Internet la controprova. Questo assieme alla nascita di nuovi servizi, alla creazione di nuovi bisogni da soddisfare, oltre che alla soddisfazione personale di ricevere un “like” a un commento o a una foto.

Come ha fatto il cellulare a evolversi e a diventare smartphone?

Con il Nokia 3310 si era raggiunto il compromesso giusto tra strumento utile e strumento dilettevole.

L’evoluzione dei tempi ha imposto l’evoluzione alle persone, le quali hanno preteso un’evoluzione da parte della tecnologia, la quale ha consentito al cellulare di diventare, anno dopo anno, sempre più piccolo, pratico e comodo. La tecnologia ha, quindi, permesso all’uomo di usufruire di uno strumento portatile capace di rendere disponibile l’infinita grandezza di Internet. Per questo, si può dire che il passaggio radicale avviene quando il cellulare ha smesso di rappresentare l’innovazione, ma è diventato un limite da superare, permettendo così la nascita dello smartphone.

Un pratico computer portatile di dimensioni “ridotte” che, grazie al browser e alle app, è al contempo uno strumento competitivo ed estremamente funzionale per tutto ciò che, ad oggi, consideriamo “le funzioni primarie”. Oggi, infatti, tutti noi scriviamo mail, mandiamo messaggi sfruttando programmi di messaggistica istantanea, comunichiamo in tempo reale grazie a un piano dati che ci consente di utilizzare Internet. Abbiamo tutte le carte in regola per sfruttare la potenzialità del World Wide Web: lo strumento fisico, le capacità cognitive e il piano tariffario modellato sulla base delle nostre esigenze.

Oramai si può fare tutto con lo smartphone: dal consultare pagine web al parlare gratis grazie a programmi tipo Viber e WhatsApp, ma anche fare video in HD, videochiamare con Skype, guardare film, leggere libri, conoscere i prezzi dei vari prodotti prima di andare alla cassa del supermercato. C’è un sistema di navigazione integrato per cui posso conoscere istantaneamente la mia posizione e farmi navigare verso quella scelta, posso scaricare file e, sembra paradossale, ma si può anche effettuare semplici chiamate.

E il futuro? Cosa ci riserverà?

Dall’inizio del nuovo millennio ad oggi è completamente cambiato il modo di vivere il cellulare, a tal punto che è cambiato il cellulare stesso, diventando smartphone.

E sono passati solamente 17 anni.

Citerò il sempre attuale "5 maggio di Manzoni":
“Ai posteri l’ardua sentenza”.